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manoscritto è SSSSS
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tanit



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MessaggioInviato: Sab Mar 18, 2006 10:26 pm    Oggetto: manoscritto è SSSSS Rispondi citando

Non so perchè lo posto...per curiosità...rileggendolo, lo trovo trppo sdolcinato...ma accetto consigli, e intromissioni...Accetto anche silenzi...o sorrisi... Laughing

Prima parte

-“Buongiorno piccolina, ti sei svegliata presto sta mattina.”
-“Devo confidarti un segreto.”
Lui, stava ascoltando una musica dolcissima.
Dalla finestra si poteva vedere il sole uscire dal mare: era l’alba.
Lo abbracciai da dietro.
-“ Dammi un bacio.”
Si girò sorridendo, e mi baciò la mano. Mi sedetti sulle sue gambe, sorridevo felice.
-“Che sorpresa mi vuoi fare? Sei così luminosa questa mattina.”
-“Ti ricordi quando lavoravo al Castello giù in paese?”
-”Certo che ricordo, perché?”.
-“Ora ti racconto tutto.”
-“Non vedo l’ora di ascoltarti, Sono tanto curioso di sapere cosa mi nascondi.”
-“Una sera, mentre stavo per chiudere il cancello del Castello, dei rumori strani mi hanno fatto tornare sui miei passi. Una luce proveniva dalla stanza che si trova fra le due scali. Così sono salita a vedere cos’era. Nella grande nicchia scavata nel muro. C’era una candela accesa vicino a un manoscritto . Non sapevo che fare, avevo un po’ paura di questa apparizione. Ma la curiosità è stata più forte di me, ho allungato la mano e ho preso il manoscritto.
La candela si è messa a ballare. L’ho aperto. Un simbolo era tracciato sulla prima pagina




-“Che mistero è questo” ho pensato, mentre continuavo a leggere.
-“E’ per rendere giustizia al popolo della Grande Madre che ho deciso di scrivere la storia della mia vita. E’ una lunga storia, dimenticata, sepolta. Ma la Fenice risorge sempre dalle sue ceneri.”
Queste parole, mi hanno fatto tremare. Esse si susseguivano ballando. Mentre una musica dolcissima usciva luminosa dal manoscritto. E’ passato tanto tempo da allora, ma sta notte ho fatto un sogno, e una donna mi diceva di raccontarti tutto. Vado a prendere il quaderno dove sto tentando di tradurre il manoscritto, che ho nascosto bene, e te lo leggo. Hai voglia di ascoltarmi?”
-“Certo tesoro mio, ti ascolto sempre felice, lo sai bene.”
-“Inizio a leggere allora. Ascolta bene:
“Mi chiamo Tanit,. Ho imparato a scrivere al tempio di Astante di Sur. Che magia, poter fermare per un po’ il tempo. Scrivere vuol dire, dare vita alle parole prima che il vento le porti via come foglie morti.
Ho papiro e l’inchiostro e voglio scrivere la mia storia. Si, lo so, pochi sanno leggere. A chi può interessare leggere la storia di una sacerdotessa di Astante? Ma scrivo, per sentirmi viva, in questo momento in cui al tempio non giungono altro, che colombe recanti notizie di guerre. Scrivo così, se mai diventerò vecchia, potrò rileggere la mia storia e ritrovare fra le parole echi della mia passata gioventù. Ciao Tanit del futuro che leggi. Io non so bene come si scrive bene. Ma che importa, scrivo. Il maestro scriba ha detto che la scrittura serve solo per il sacro e che chi prova a scrivere per sé, viene maledetto dagli dei. Io non so se crederci. Ma ecco la mia storia
Ho sei anni, quando scappo di casa per andare al Tempio curiosa di vedere cosa fanno lì mio padre e mio fratello. Conosco la strada perché quando vado al mercato con mia nonna, lei mi indica spesso con il dito due colonne lontane, e dice:
-“Vedi quelle colonne? Sono le colonne del tempio di Baal.”
-“Cos’è un tempio?”
-“Il tempio è la casa del Dio sulla terra. Lì, gli uomini vanno a dire grazie.
-“Chi è Dio? Perché gli si deve dire grazie?”
-“Dio ,Dio, sei piccola per capire. Quando cresci ti spiego tutto.”
Da allora mi era rimasta la curiosità, e così quando ho capito che mio padre va lì ogni giorno con mio fratello…non ho più resistito. Sono scappata. Sono entrata nel tempio di nascosto da tutti, e sono riuscita a nascondermi dietro una colonna. Sento agnellini belare come neonati. Nell’aria c’è l’odore acre di carne bruciata e di sangue. Mi affaccio un po’. Su una grande pietra c’è un capretto e mio padre alza il coltello per colpirlo alla gola. Sto per urlare, ma mi sento trasportare in aria fin sotto il capitello della colonna, che ora sembra un albero ornato da tanti fiori.
L’albero mi rivolge la parola:
-“Non temere piccolina. Non ascoltare ciò che odi, non guardare ciò che vedi. Dietro tutto c’è una magia che nasconde la verità. Ti copro con il mio manto, nessuno ti farà mai del male. Metti al dito l’anello, tyi aiuterà a ricordare chi sei.”
Sento come un anello intorno al dito, poi tutto si fa buio. In questo buio qualcuno mi chiama:
-“Tanit, Tanit svegliati.”
Apro gli occhi, sono svenuta.
-“Cosa fai qui fra noi? Sei una bambina non puoi stare qui.””
E’ mio padre. Non so che rispondere, sono ancora stonata. Chiama mio fratello, che arriva subito correndo. Indossa una lunga tunica, stretta alla vita da una larga cintura di cuoio, dove un coltello è appeso.
-“Piccola stupida! Chi ti ha dato il permesso di giungere fin qui? Vuoi anche tu, essere sacrificata ?”mi dice, arrabbiato.
Scoppio in lacrime.
-“Riporta questa disobbediente da sua madre.”
Mio fratello afferra la mia mano Per tutta la strada non mi rivolge la parola, mi tira ed io corro per stare al suo passo. Arrivati a casa, prima di varcare la porta, mi fa un discorso serio e strano:
-“Devi stare attenta! Non puoi avventurarti per la strada come una vagabonda. Lo sai che rapiscono i bambini? Non essere così curiosa, perché se ti dimostri diversa, rischi di essere odiata. Non dimenticarlo: nascondi il tuo spirito se non vuoi risvegliare invidia.”
Perché devo nascondermi? Anche mia madre, mi fa uno strano discorso, dopo che mio fratello le racconta cosa ho fatto:
-“Sei piccolina tu! Non sporcare la tua innocenza volendo già entrare nel mondo dei grandi!”
-“Mamma, vorrei essere libera di andare dove voglio, quando voglio! Perché papa mi ha fatto paura?”
-“Sei troppo piccola per capire certe cose!”
-“Non è vero! Io non sono piccola, e capisco tutto quello che dite voi grandi!”
-“Ah davvero? Allora, cosa sai del sacrificio dei capelli?”
-“Papa mi ha parlato di sacrificio, ma…”
-“Vedi che non sai tutto!”
-“Ho visto papa uccidere agnellini, perché il sangue viene fatto scorrere?”
-“Per ringraziare il Signore della Terra dell’abbondanza.”
-“Io lo odio questo signore, che ama veder soffrire!”
-“Non farti mai sentire da nessuno pronunciare queste parole, potresti essere punita duramente.”
-“Ma è proprio cattivo?”
-”No! Sono i suoi sacerdoti che lo fanno sembrare così.”
-“Mamma, ma un giorno, potrò conoscerlo, e chiedere a lui cosa pensa di tutto questo sangue?”
-“Se un giorno sarai sacerdotessa, forse avrai risposta, ma per diventarlo dovrai sacrificare i capelli tuoi, a cui tanto tieni. Non pensarci più, dimentica tutto, e continua a giocare felicemente, non è ancora tempo per tali pensieri.”
Mi accarezza la fronte, vi depone un bacio e esce dalla stanza.
Vedo sangue scorrere ovunque e nelle mie orecchie risuonare mille urla. Ma nello stesso tempo, una dolce melodia mi culla. E così mi addormento.
-“Allora, ti piace questa storia?”
-“Non fermarti, sono curioso.”
-”Va bene, ma prima dammi un bacio.”
-“Il tempo passa arriva la primavera. Ricordo un intenso profumo di margherite. I miei genitori mi dicono che saremo presto andati al tempio di Astarte. Piango, ho paura:
-“E se sacrificheranno i miei capelli, e se…”
Vado da mia nonna, mi avvicino e le chiedo:
-“Chi è Astarte?”
Sta impastando il pane, è così attenta che non si gira nemmeno a guardarmi, e con le mani continua ad immergersi nella pasta.
Aspetto, sento le lacrime pronte ad irrompere come un fiume: Nessuna risposta. Ma non posso arrendermi, insisto:
-“Perché devo andare a casa sua?”
-“Quella non è la sua casa.”
-“Dov’è la sua casa allora?”
Mia nonna continua intanto il suo lavoro: torce ora la pasta, sembra divertirsi. Mi fermo ad osservarla dimentica di tutto.
-“E non stare lì a sognare! Aiutami Guarda come si fa”.
Prende una pagnottella e la fa diventare una palla, poi con il palmo della mano, la distende un po’, fino a formare una luna, che posa in una forma di rame con un fiore di loto impresso. Prende un mattarello di legno, lo rotola sulla pasta, di modo che aderisca bene allo stampo. Finito ciò rovescia il tutto su un tavolo, e riprende lo stampo.
-“Hai visto come si fa? Ora fallo anche tu.”
Prende uno stampo e me lo mette in mano, Non è un fiore di loto, ma una donna alata. La guardo sorpresa.
-“Chi è?”
-“Tu vuoi saper sempre tutto! Questa è lei, la Signora.”
Sorride allo stampo. Ora capisco:perché il tempio non può essere la sua casa. Non può avere una casa! Ha le ali e vola! Dopo aver pensato ciò, mi sento tanto triste. Povera Signora, se non ha casa, non ha famiglia, non ha chi le vuole bene, perché qui nessuno ha le ali e può stare con lei e farle compagnia.
-“Mi racconti la storia della Signora? Perché il pane ha la sua faccia?”
-“Sai, io non so bene la sua storia, sono anziana, e la memoria mi si confonde.”
Sento però che ha voglia di parlare, forse, è da molto che nessuno le chiede di esporre il suo sapere.
-“Non fa niente nonna, raccontami lo stesso tutto quello che sai.”
-“Vedi? Ha le ali, così viaggia e il suo occhio vede sempre tutto. Lei ci ha donato i semi di grano. Per ringraziarla e non dimenticare, che ha saziato le nostre bocche, nei templi che le abbiamo dedicato, gli offriamo delle focacce.”
Intanto ne ha fatto due, mentre io non ho ancora cominciato
-“Sei venuta qui per aiutarmi o per sognare?”
.”Per parlare!”
Si mette a ridere.
-“Piccola monella, cos’altro vuoi sapere?”
-“Ma Astarte viene al tempio per mangiarsi tutto questo pane?”
-“Benedetta bambina! Non è possibile avrebbe un’indigestione! Una parte, viene data all’offerente dopo la benedizione, un’altra, a chi serve nel tempio e infine, ai poveri.”
-“E una parte per lei non c’è?”
-“Lei non viene più da tanto tempo, anche se i sacerdoti la stanno cercando e le sacerdotesse aspettano sempre un suo possibile ritorno.”
-“Tu l’hai vista mai?”
-“No, ma quando guardo il suo volto qui, e poi lo mangio, penso che si merita davvero i templi a lei dedicati, e sono felice di essere una delle sue sacerdotesse, e ora stai zitta e lavora.”
.Dopo aver parlato con mia nonna, il tempio mi fa meno paura.
Infine arriva il giorno tanto temuto. Su una sedia, la mattina trovo una tunica turchese, l’ha confezionata mia madre Avrebbe dovuto essere bianca, ma lei, non ha saputo resistere alla sua creatività, e l’ha immersa nell’acqua insieme a polvere di turchese. Così ora, ha questo leggero riflesso azzurro. La indosso felice, annodandomi alla vita una cintura di seta porpora. Le parole di mia nonna mi hanno rassicurato: avremmo deposto sull’altare le focacce. Non ci sarebbe stato sangue!
Quando arrivammo alla porta della città di Sur, sentì nell’aria un’essenza.
-“Mamma, cos’è questo profumo? Non l’ho mai sentito, eppure mi sembra di conoscerlo!”
-“E’ il mare!”
-“Il mare? Qui c’è il mare? Andiamo a vederlo, mamma.”
-“Il tempio è vicino al mare, da lì lo vedrai.”
Con il naso all’insù respiro a pieni polmoni. Poi appare all’orizzonte, scintillante sotto il sole. Siamo sotto le scale del tempio. I miei genitori mi abbracciano e mi dicono.
-“Vai, sali questa scala, non avere paura, non c’è nulla da temere.”
Mi danno un bacio. Inizio a salire, mirando il mare, e facendomi baciare dal sole. Un vento leggero alita fra i miei capelli. Mi appaiono le colonne che reggono l'architrave della porta. Sono maestose, mi ricordano la colonna, l’albero fiorito che mi ha confortato da bambina. Il cuore mi batte forte. Cosa mi aspetta dietro quella porta?
Il mio sguardo è allora attirato da un uomo, che su un piccolo promontorio sembra ballare. Fa strani movimenti con le mani. Mi fermo a guardarlo rapita.
-“Tanyt, perché ti sei fermata? Sali.”
Sospiro. Non riesco a staccare il mio sguardo.
L’uomo si gira a guardarmi. Veste una lunga tunica blu, come il mare. Le sue mani continuano a solcare l’aria. Incantata alzo anch’io le mani e le faccio danzare. Riesco a scorgere il suo viso, si intravede un sorriso. Sorrido anch’io.
-“Tanyt.”
Questa volta la voce dei miei si è fatta severa. Porto le mani alla bocca, le bacio e vi soffio sopra ridendo. Lui giunge le mani davanti al petto e s’inchina. Ricomincio a salire. Sulla porta ad aspettarmi c’è una sacerdotessa.
-“Sei Tanyt?
-“Si”
-“Seguimi”.
Mi porta davanti una grande nicchia, con all’interno tre scalini. Sul scalino più alto c’è la statua di una donna alata su un trono. Sul secondo tante candele, e sull’ultimo dei fiori. Ai lati appoggiati a terra due grandi incensieri. Mi dice:
-“Questo è l’altare dei profumi e dell’incenso di nostra Signora del Libano, Astarte. Ora ti mostrerò il saluto della luna, stai attenta.”
Giunge le mani davanti al petto, le alza sopra la testa, le apre, si inchina, e infine le lascia scivolare lungo il corpo. La imito.
-“La tua iniziazione ha ora inizio.“
-“Chi è Astarte?”
Fissa i suoi occhi nei miei.
-“Avrai tempo per scoprirlo. Ogni cosa a suo tempo.”
-“Che cos’è il tempo?”
-“Aspetta e capirai.”
Mi fa segno con la mano di seguirla. La seguo. In un cortile interno, ci sono le mie compagne di gioco, sedute in cerchio, attorno alla Somma Sacerdotessa. Mi siedo anch’io. Aspettiamo in silenzio.
-“Vi abbiamo riunite qui, perché come ben sapete, oggi siete state presentate ad Astarte. E’ il vostro primo passo in un mondo che imparerete a conoscere. Sarete istruite per entrare nel coro delle lodanti, quando verranno celebrati i misteri. Immagino che siete curiose di sapere che significa. Se volete potete interrogarmi.”
Nessuno fiata. Ma qualcuno deve pur farlo! Così mi faccio forza e coraggio e chiedo:
-“Chi è Astarte?”
Voglio ascoltare la sua risposta e confrontarla con quella di mia nonna. La somma sacerdotessa si volta verso di me, e fissa i suoi occhi sui miei.
-“ lei è la madre di tutti noi. Colei che ci ha aperto gli occhi alle grandi verità. Chi entra al suo servizio viene istruito, ma solo chi è abbastanza forte da compiere tutti i passi della scala sacerdotale, entrerà nei suoi misteri. Voi farete il primo passo, e vi sarà risposto nella misura.”
-“Qual è la misura?”
-“Vedo che sei sveglia! Ognuno ha la sua. Sei qui per scoprire fin dove arriva la tua. A chi chiede sarà risposto. Ma non dimenticare, che ogni risposta arriva a suo tempo, e devi saper aspettare se vuoi intenderla in verità.”
Detto ciò si alza, e se ne va. Siamo rimaste in silenzio sedute lì per un po’, finché una sacerdotessa ci accompagna dai nostri genitori, che ci stanno aspettando alla porta del Tempio.
Questi sono i ricordi della mia fanciullezza. Sembra tutto un sogno. Gli anni passano veloci. Non ho il tempo prescrivere tutto. Papiri ed inchiostro sono pochi. Ma ricordo ancora quel giorno in cui, mi avvicinai all’altare dei profumi per offrire alla Dea una margherita che porto fra i riccioli dei miei capelli. Una donna si avvicina e mi dice:
-“Salve a te, Tanyt. Sono Betel, somma sacerdotessa d’Astante. Bella la tua margherita.”
-“Chi è Astante?”
-“Vorresti consacrarti a lei?”
-“Consacrarmi? Che significa?”
-“Diventare una delle sue sacerdotesse. Sei pronta per entrare a conoscenza dei suoi misteri?”
-“Cosa devo fare per consacrarmi a lei?”
-“Dovrai prestare servizio nel tempio all’altare della fertilità.”
-“Son’ piccolina io e non so…”
-”Il mio non è un ordine. Penso che hai nel cuore la fiamma leggera degli Dei. Sta a te farla ardere, o farla spegnere.”
-“Cosa devo fare?”
-“La tua casa sarà il tempio, diventerai una sacerdotessa.”
-“Conoscerò anche il Signore della Terra?”
-“Prima, devi entrare nei misteri di Astarte. Pensaci bene. Non è una decisione da prendere impulsivamente. Le stanze del tempio sono molte, tante quante le prove che ti aspettano.”
Detto ciò, mi saluta con la mano e va via.
La somma sacerdotessa mi aveva parlato! Mi aveva invitata a diventare una sacerdotessa! Non è una decisione facile da prendere. Decido di parlarne con mia nonna. Così vado a trovarla.
-“Tanyt! Allora, non c’è nessun giovanotto che ti fa gli occhi dolci?”
-“Nonna! Che dici? No! Che importanza ha?”
-“Ricordo quando si sposò tua madre. Che festa! Ci fu da mangiare e da bere per diversi giorni e si andava ogni sera fra canti e balli all’altare della fertilità per portare la nostra offerta.”
-“L’altare della fertilità! Lo sai nonna, che sto andando al tempio e diventerò una sacerdotessa dell’altare della fertilità.”
-“Cosa dici? Non ho sentito, sono un po’ sorda, lo sai.”
-“Sai chi sono le sacerdotesse dell’altare della fertilità?”
-“Benedetta bambina! Come faccio a spiegartelo, è complicato!”
-“Nonna. Trovi sempre tutto complicato. Dimmi ciò che sai.“
-“Prestai servizio presso quest’altare, ma fu prima di conoscere tuo nonno. E’ passato tanto tempo! Mi rasarono i capelli e un sacerdote mi raccontò la storia di Astarte e del Signore della Terra. La imparai, e la raccontavo a chi entrava nella mia stanza, per ascoltarla. Tuo nonno si innamorò della storia, e volle portarmi via con sé, per aver il privilegio di sentirla solo lui dalle mie labbra.”
-“Non puoi raccontarla anche a me?”
-“Non posso. Sei la solita curiosa, pensi che tutto sia semplice da sapere o capire! Abbracciami e non pensarci, vedrai che anche tu un giorno verrai a conoscenza dei misteri. Ogni cosa a suo tempo!”
-”Parlate tutti del tempo a suo tempo! Nonna, ora devo andare.”
-“Te ne vai! Perché?”
-“Anche questo è un mistero, quando torno te lo racconto.”
L’ abbraccio con le lacrime agli occhi.
-“Nonna devo andare, mi stanno aspettando.”
Anche lei ora ha le lacrime agli occhi. Per più volte, come una formula magica , ripete:
-“Crisci forte, a’ mammà.”
-“Ciao nonna.”
-“Tanyt. Dove vai? Resta qui con me. Tanyt !!!”
Mi asciugo una lacrima, poso un bacio sulle sue labbra e vado via.
Ho deciso sarò una sacerdotessa.
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Danae



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MessaggioInviato: Dom Mar 19, 2006 01:16 pm    Oggetto: Rispondi citando

Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy Very Happy sarà uluru che ti fa postare...io non lo trovo troppo sdolcinato, niente consigli nè intromissioni, bellissimo così com'è!!!! aspetto la seconda parte Wink Wink Wink Wink
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tanit



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 07:26 am    Oggetto: seconda parte Rispondi citando

Eccomi al Tempio. Due sacerdotesse, mi accompagnano tenendomi per mano all’altare della fertilità. Lì si inchinano, ed io con loro. Arriva allora un sacerdote con una candela in una mano, mentre nell’altro ha un rasoio sacro. Mi porge la candela e dice:
-“Tanit, questa è la luce, il fuoco. Cha la fiamma in te arda sempre per mostrarti la via. Ora inginocchiati. “
Con il rasoio mi rasa la testa. Guardo i miei lunghi capelli boccolosi cadere a terra. Mi porto una mano sul cuore: di nuovo quella fitta. Due sacerdotesse entrano da una porta, con una tunica porpora. Me la fanno indossare. Aleggia nell’aria essenza di fiori. In lontananza si sente un coro di voci femminili:
-“Nostra Signora proteggici,
nostra Signora salvaci.
Effondi sempre i tuoi profumi,
donandoci frutti abbondanti dal tuo grembo.”
Da dietro una colonna, la Somma Sacerdotessa mi fa segno di raggiungerla. Mi porta davanti ad una pietra che sorge alta sulla terra.
-”Questo è il betilo sacro”
Detto ciò si inchina. Lo faccio anch’io.
-“Tanyt, il tuo servizio al tempio è appena cominciato. Ora devi imparare l’arte sacra di accogliere gli uomini.”
-“Che significa? Non conosco uomo, perché dovrei farlo. La cosa mi fa orrore.”
-“Di ogni medaglia ci sono due facce. Ti sarà mostrato il lato oscuro, se la tua luce non si spegne, un giorno vedrai la faccia illuminata dell’amore.”
-“Che cos’è l’amore?”
-“Un giorno lo sentirai.”
-“Intanto dovrò fare ciò che è contro la mia volontà.”
-“Devi, se vuoi vedere la luce.”
-“Che cos’è la luce?”
-“Rifletti in te, e la vedrai.”
Dette queste parole mi prende per mano e mi porta davanti una porticina.
-“Entra e posa la tua candela sul candelabro. Canta le lodi di Astarte e aspetta.”
Sono così turbata dalle sue parole, che ho un moto di ribellione. Ho voglia di scappare dal Tempio. Ma sono una donna sola. Dove posso andare?”
-”Vuoi che continui a leggere. Ricordo che quando ho letto ciò al castello ho chiuso il manoscritto, proprio come ora. Non volevo più leggere se era una tragedia che iniziava.
-”Non temere per me. Continua. E’ molto interessante questa Tanit.”
Riapro il manoscritto.
Entrai. Era un alcova. In una nicchia scavata nel muro c’era il candelabro. Vi posai la candela. Tremavo. A terra c’erano tappetti e cuscini colorati. Mi inchinai davanti la fiamma e provai a cantare. Ma la voce non usciva. La porta si aprì e si richiuse. Non osai girarmi, per vedere chi fosse entrato. Un corpo si avvicinò veloce, soffio sulla fiamma, che si spense. Due labbra si avvicinarono alle mie.
-“Non temere, non voglio farti del male”.
Non so, non so se scrivere, ciò che successe poi, ciò che provai. Sono una sacerdotessa, e su certi misteri, mi hanno insegnato quanto sia meglio tacere.
Voglio però scrivere di quella notte in cui quando lì, nella mia alcova,. seduta sui cuscini, sento una raffica di vento entrare. La porta si è aperta ed è entrato un giovane dal viso dolcissimo inquadrato da riccioli d’ebano. E’ un israelita, veste senza cinta. Sorride, divertito di questa sua insolita iniziativa. Lo guardo dritto negli occhi, e lui risponde al mio sguardo senza timore. La cosa mi turba.
-“Chi sei?”
-“Non vedi chi sono. Sono qua.”
-“Si, vedo che sei un’israelita. Cosa ti porta ad andare contro la legge dei tuoi sacerdoti?”
-“Vuoi sapere troppo! Dimmi chi sei tu?”
-“Mi stai prendendo in giro? Sono sacerdotessa di Astarte. Cosa vuoi da me? Oh! Che stupida! Se sei qui è evidente.”
-“Ti sbagli, ho bisogno di una guida per girare di giorno la città, sono straniero qui.”
-“Io? Ti vuoi fare vedere con me per le strade? Hai un bel coraggio!”
-“Perché? Che c’è di male?”
-“Se ti vedesse un altro israelita potrebbe insultarti. Lo sai che la madre e il padre sono diventati nemici.”
-“Cosa vuoi che m’importi di un insulto, non può togliermi la vita.”
-“Non vuoi allora il mio corpo?”
-“No, ti voglio tutta.”
Lo guardo con tristezza: dicono tutti così, e poi…?
-“Perché non mi abbracci?”
Mi avvicino timidamente, lui alza la mano e mi accarezza i capelli.
-“Stringimi”
Lo stringo a me. Mi prende il viso fra le mani, si avvicina piano alle mie labbra, e le sfiora con un bacio. Tremo.
-“Ma dove ti sei nascosta fin oggi?” mi dice sorridendo.
I suoi occhi sono del colore della terra bagnata. Mi immergo in essi, mi sembra di conoscerli da sempre, di aver ritrovato un amico perduto. Mi bacia nuovamente. Rido e gli sussurro in un orecchio.
-“Petali di seta sono le tue labbra, e miele stilla la tua bocca. Baciami ancora con il bacio della tua bocca.”
Ride anche lui .Per tutta la notte, baci, nient’altro che baci, e lunghi sguardi silenziosi, finché i raggi del sole ci hanno sorpreso.
-“Devo andare, ma tornerò a cercarti. qui al tempio.”
-“Ricordati: all’altare della fertilità. Ti aspetto.”
Mi abbraccia, si alza, apre la porta ed esce.

Per una luna aspetto il suo ritorno. Ma di lui nessuna notizia. Così un giorno esco di nascosto dal Tempio, alla ricerca dell’uomo misterioso. Mi confondo fra la folla del mercato, che si stende per le strade che salgono al tempio. Spingo lontano da me piangendo gli uomini che si avvicinano, riconoscendomi. Lo cerco per un po’, poi torno al Tempio. Nessuno sembra essersi accorto della mia assenza. Accendo le candele ai lati dell’altare dei profumi. Delle donne stanno affluendo per portare le loro offerte. Si avvicina a me Miscica:
-“C’è un uomo che chiede di te.”
-“Dov’è?”
-“E’ fermo davanti la porta.”
-“Ti prego, stai qui al mio posto, lo vado a cercare.”
-“Aspetta! Chi è?”
Corro a vedere chi è. E’ lui, l’israelita. Lo raggiungo sorridente. Mi prende la mano e dice:
-“Andiamo via da qui.”
Camminiamo per le vie del mercato, mano nella mano, qualcuno si gira a guardare: io indosso l’abito sacerdotale e lui è visibilmente un israelita. Fuori del mercato ci sono gli stallieri.
-“Avrei bisogno di un buon cavallo per la giornata,” dice lui.
-“I cavalli sono tutti fuori le stalle. Ma ho un asino, è di razza, viene da una terra che si dice magica.”
Mentre così dice, un garzone è andato a prenderlo.
-“Quanto le debbo?”
Lo stalliere mi guarda e dice.
-“Vedo che trasporti merce preziosa. Per un tale carico bisogna dare tanto.”
Ho ai polsi due bracciali d’argento, me li tolgo, e glieli do.
-“Tenga, spero questi possano bastare.”
-“Astarte è grande!” dice, mentre li prende inchinando il capo.
Saliamo sull’asino e ci dirigiamo per la via che porta ai frutteti. Sto a lui abbracciata, incurante dei passanti. Il tempio è lontano!
-“Dove andiamo?”
-“Che importa? Lasciati guidare, non pensare a niente.”
-“Cosa hai fatto tutto questo tempo? Perché non mi hai cercato?”
-“Dolce Tanyt, devo lavorare, non posso stare un attimo fermo.”
-“Ah! Si! E cosa fai?”
Tira fuori dalla borsa un flauto, lascia le briglie, inizia a suonare. Ascolto rapita. L’asino ora sembra volare.
-“Suono nelle feste di matrimonio, con altri compagni.”
-“Ancora, ti prego, suona per me. Mi sembra di memorificare tempi sconosciuti, non so…”
Arriviamo in un giardino di melograni. Scende dall’asino e mi prende in braccio.
-“Ho preparato un letto di fiori solo per te.”
Mi adagia su un immenso tappeto di margherite.
-“Non ti muovere. Sei perfetta. Non ho mai visto nulla di così bello!”
Dalla borsa tira fuori una bottiglietta.
-“E’ un vino magico, me lo ha donato lo stalliere, viene dalla terra dell’asino. Beviamo”
Un vino così non lo avevo mai saggiato la sua dolcezza mi stava solleticando ogni fibra della carne.
Inizia a baciarmi il collo, il viso, le sue mani si posarono sul mio seno.
-“Il tuo profumo è…”
-“Spogliati.” gli dico all’orecchio.
Si leva la tunica ed io poso le mie labbra sul suo petto,
Non posso scrivere nulla più. Ho paura qualcuno possa leggere.
E’ sera quando torno al tempio. Vado davanti all’altare dei profumi.
-“Tanyt! Dove sei stata tutto il giorno?” mi chiede la Somma Sacerdotessa.
-“Sono andata a raccogliere essenze per i profumi.”
Gli mostro i fiori che ho in grembo.
-“Perché non hai detto nulla delle tue intenzioni? Lo sai che devi chiedere il permesso!”
-“Non ho avuto il tempo, è stato un carro che passava di qui, andava di fretta, tornava per il tramonto, e così…”
-“Non è degno per una sacerdotessa viaggiare da sola! La tua indisciplina mi meraviglia! Sarai chiusa in una cella, con solo pane e acqua, fino a nuovo ordine. Così mediterai sull’obbedienza!”
-“Ma…”
-“Questa è la legge! Indagherò se è proprio vero ciò che dici, riferendo il tutto al Sommo Sacerdote.”
Non oso difendermi ancora. Che senso ha la vita se l’amore è perseguitato come il peggiore dei mali! Sento forte la fitta nel cuore, urlo dal dolore. Intorno a me, tutto si fa buio.
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Marco Bo.



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 01:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Bellissima.


Vedo tutto e vivo tutto. Sei una narratrice fenomenale!

Very Happy

Non vedo l'ora di leggere ancora.
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tanit



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 02:00 pm    Oggetto: terza parte Rispondi citando

Mi sono svegliata chiusa in una piccola cella, con un solo pensiero: fuggire, ma come? Si apre la porta ed entra il Sommo Sacerdote.
-“Tanyt, la tua condotta ci ha rattristato. So, che ti sei incontrata con un uomo della stirpe di Davide. Lui ti prende in giro. Loro non si possono sposare con noi! Come gli altri ti sta usando. Non farlo più. La menzogna non si addice sulla tua bocca!”
-“Ora che so cos’è amore, vorrebbe privarmi delle sue dolcezze?”
-“Quello che tu chiami amore, non è che una sua parvenza. Tu appartieni al tempio.”
-“Io non appartengo che a ciò che amo.”
-“Non ami più questo tempio?”
-“C’è un tempio, non fatto da mano d’uomo, dove si respira la passione divina..”
-“Farò allontanare quel uomo dalla città, così che non possa ingannarti ancora.”
-“Non è giusto!”
-“La giustizia! Bella parola. Il tuo posto è in questo tempio. Rimarrai chiusa qui a pensarci su, finché non avrai capito.”
Detto queste parole, se ne va richiudendo la porta. Il dolore al cuore mi trafigge. Tutto torna buio. Perdo nuovamente conoscenza.
Non so quanto tempo passo, persa in questa notte oscura. Finalmente sento la chiave girare nella serratura, e apro gli occhi. Il Sommo Sacerdote spunta illuminato dall’alba appena sorta. Un po’ di luce in questo buio.
-“Allora Tynyt, hai riflettuto sulla giustizia?”
-“Si.”
-“Che cos’è?”
-“Quello che in questo mondo non c’è!”
-“Perché pensi non ci sia giustizia?”
-“Non so trovare pace in me! Dunque vi è guerra e confusione nel mio cuore. Questo non è giusto. Quale sacerdotessa di Astarte, dovrei sapere immergermi nella dolce quiete, facendomi avvolgere dal suo manto. Che cos’è l’amore?”
-“L’amore è una parola.”
-“Perché una semplice parola, mi tormenta con ogni dolore?”
-“Vedrai che un giorno troverai chi ti ama veramente.”
Seguono alcuni minuti di silenzio.
-“Non ti fare ingannare dagli uomini. Sei un’ingenua. Chiunque può avere piacere a godere del tuo corpo.”
-“La mia vita è ogni giorno uguale, qui nel tempio.”
-“Non devi lasciarti attrarre da sogni che non sono tuoi. Non è ora di donare il tuo cuore, conservalo attenta.”
-“Io non ho un cuore. In me non risuona nessuna campana di amore. Ho visto i misteri, ma per me non sono che echi lontani. Dite che il Signore della Terra è sempre vivo, e che Astarte siede al suo fianco. Non vedo che statue mute, e ascolto parole che non mi spiegano il perché sono nata, e sono sacerdotessa. Cosa vogliono da me gli Dei? Quando conoscerò amore?”
-“Tanyt, la tua mente è confusa.”
-“Voglio uscire da questa cella, voglio essere libera di entrare e uscire dal tempio. Voglio viaggiare e conoscere il mondo.”
-“Perché? ”
Lo guardo negli occhi sorridendo, mentre in lontananza si sente il grido di un falco.
-“Tanyt, se ciò che leggo è vero, mi inchino al tuo volere.”
-“Non capisco!”
-“Capirai, capirai! Sei libera, ma non abbandonare il tuo posto all’altare dei profumi e dell’incenso. Ricordati, che rimani comunque e sempre, una sacerdotessa di Astarte.”
-“Vorrei imparare la scrittura.”
-“Parlerò con lo scriba, vedremo se può accogliere una donna alla sua scuola.”
Mi saluta con la mano destra, lasciandola scorrere prima sulla fronte, poi sulla bocca e infine sul cuore. Se ne va, senza chiudere a chiave, lasciandomi perplessa. Perché è stato così gentile? Come mi sono permessa di parlargli in quel modo? Lui che si inchina al mio volere! Chi sono io? Ma che importa! Finalmente sono libera. Vado all’altare della fertilità, accendo una candela. Mi sento rinata, anche se, sempre in cerca come la grande Ysis.
-“Tanyt.”
E’ ancora il Sommo Sacerdote.
-“Devo andare via. Ho dato ordine al maestro scriba di ammetterti alla sua scuola. Impegnati, pochi sono ammessi alla conoscenza dell’arte sacra della parola, non dimenticarlo.”
Lo guardo sorpresa.
-“Questa è la chiave del tempio, finché non torno sei tu la custode.”
Detto ciò se ne va. Guardo la chiave, è d’oro. Nello stesso momento, sento un anello intorno al dito. Mi ricordo allora, quello che mi aveva detto la colonna fatta albero.

Così il maestro scriba mi insegna a leggere e scrivere. Presto divento anch’io scriba, e copio i testi sacri. Che magya, poter fissare le parole, così che non volino insieme al respiro su cui viaggiano.
La sera do da mangiare alle colombe, che servono alla comunicazione fra i templi. Vengono a beccare dalle mie mani, e ciò mi riempie il cuore di pace.
-“Ah! Se potessi mandare un messaggio, ora che so scrivere. Ma queste colombe non conoscono la strada, e nemmeno io.”
Le lacrime iniziano a scendermi lungo il viso, quando una colomba tutta bianca viene a posarsi sulla mia mano. Ha un messaggio. Devo consegnarlo, oppure posso mettere alla prova le mie nuove capacità di lettrice? Non resisto. Apro il papiro. Qualcosa cadde a terra. Mi inchino a raccoglierla. E’ un anello d’oro, lo guardo meravigliata: una donna, la cui testa trasporta una perla, ha le ali che si chiudono a cerchio. Lo infilo al dito, e apro frettolosamente il messaggio:

-“Dolce Tanyt, perché ti sei nascosta?
Non allontanare da me il tuo volto!
Oh! Mia colomba
Corri veloce
Con un batter d’ali da me.”
Considero tutto una bozza, in attesa di corregere errori posto, visto che grandi orecchie e rotellamancante amare...non vorrei farli troppo aspettare...



Metto la colomba fra le pieghe del mio abito e cammino velocemente verso la mia stanza . Lì trovo , come per magia, un pezzetto di papiro, piuma ed inchiostro. Qualcuno mi sta cercando, non è persa ogni speranza allora. Con il cuore tremante scrivo queste parole.
-“Una spada trafigge il mio cuore,
hanno portato via il mio signore.
Se sai dove lo hanno nascosto,
dimmelo, correrò a cercarlo.
Son’ piccolina io, e non so…. Tanyt”.

Lascio volare dalla finestra la colomba, …SSSSS….

La mente è ancora invasa sempre dal pensiero di fuggire. Ma dove?
Non posso rassegnarmi. Tante idee volteggiano nella mia mente.
_________________
sssss
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Marco Bo.



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 03:57 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sono impaziente ma ... Shocked

prenditi il tempo che vuoi. Very Happy
Ma scrivi di getto? Rolling Eyes

Ciau.
Wink
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Danae



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 07:45 pm    Oggetto: Rispondi citando

Embarassed perdona anche la mia impazienza!!!mio nome essere grande orecchio e quindi amare ascolto...grande rotella mancante cambiare nome in "grande pazienza mancante"...è che è troppo bello sentirti raccontare! non ti affannare però, segui sempre ritmi uluriani Wink
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tanit



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 08:57 pm    Oggetto: 4 parte Rispondi citando

Ma con chi parlare? Devo in qualche modo porre fine a tutta questa confusione. Vado a cercare la Somma Sacerdotessa davanti al betilo sacro. Mi avvicino, fermandomi ad un passo da lei. Guarda il sole pungersi alla pietra, prima di tramontare.
-“Tanyt! Quale onore! Vuoi forse comunicarmi qualcosa?”
La voce non riusce a venire fuori dalle mie labbra
-“Vedo che al tuo solito, ti richiudi in questo pietoso silenzio. Visto che è così, ti dirò tutto, senza bisogno che me lo dica tu. La tua mente è piena di domande e risposte che si combattono. Hai superato varie prove iniziatiche, e ti chiedi dove sei giunta.”
-“Chi è Astarte?”
-“Vuoi sapere molto.”
-“Da quando sono bambina, sono curiosa di conoscere il suo volto. Ho accettato il servizio al tempio per arrivare ad avere risposta. Ma non ho fatto che soffrire. Perché l’uomo che amo è sparito nel nulla, lasciandomi desolata.”
-“Vedo che ti sei unita al coro delle piangenti! Ah! Ah! Ah!”
-“Da quando sono stata rinchiusa per avere disobbedito alla legge, ho cercato in tutti i modi di non pensare a ciò che girava intorno e dentro di me. E’ passato tanto tempo e…”
Faccio silenzio e abbasso lo sguardo arrossendo.
-“Parla, ti è sparita la voce? Cosa temi? Non hai ancora capito che sono tua amica!”
-“Voglio andare verso ovest, lasciare questa terra. Ma sola non saprei che fare. Vorrei con altre sacerdotesse, fondare un tempio.”
-“Ti sei prefissa un alto compito! E a chi lo dedicherai?”
-“Ad una nuova Dea.”
Mi guarda negli occhi e si mette a ridere. Abbasso i miei, non so se ridere anch’io, o temere una condanna per offesa ad Astarte. Vedendomi così mummificata mi abbraccia e dice:
-“Finalmente hai avuto il coraggio di guardare lo specchio della tua anima.”. Si fece seria e aggiunse, “Ora parlerò con i sacerdoti di Ammon e decideremo se affidarti o meno tale missione.”
-“Chi sono i sacerdoti di Ammon?”
-“Sono gli iniziati di primo grado. Non sono molti, ma sono in contatto con l’Egitto, dove nacque la grande Ysis, che da noi venne chiamata Astarte.”
-“Dove andrò, avrà un’altro nome.”
-“Dici bene, ma ancora non sai cosa ti aspetta. Dovrai profetizzare loro. Se la tua voce li commuoverà, crederanno nelle tue parole. Ma se balbetti a loro come a me, come faranno ad intenderti?”
-“So quel che dico, ma non so bene perché lo dico. Difenderò ciò che la mia anima sente e il mio spirito assapora. Un richiamo soffia da occidente, e devo migrare, affinché giunga anche lì la voce della Grande Madre.”
-“In questo tempo in cui sembra, tutto stia per andare in rovina, dovrai dimostrare la tua potenza, che non conosci a fondo ancora. Sai chi sei, ma non sai come sondare tutto l’essere, che in questo tuo corpo è racchiuso.”
-“Dici bene. Ho intuito tutto, ma come faccio a risvegliare pienamente la mia essenza? Lei è come dormiente!”
-“Quando lo sposo ti bacerà ti risveglierai.”
-“Lo sposo? Non sono forse destinata al tempio? Tutto è confuso nella mia mente. Ma ho tanta voglia di viaggiare, di parlare, sono stanca di stare rinchiusa.”
-“Vuoi viaggiare, non sei cambiata nei secoli.”
-“Andrò a portare fortuna in occidente. Qui non posso più soffrire queste regole. Ne scriverò di nuove, per un popolo libero.”
-“Vuoi sempre cambiare tutto. Non sei mai soddisfatta di ciò che trovi!”
-“Avrei voluto trovare un mondo di pace. Ma al tempio non fanno che giungere notizie di guerra. Voglio andare dove non mi raggiungano che canti di lode e gioia, e non pianti orribili.”
-“Ti illudi. Ovunque andrai ti raggiungeranno le loro urla.”
-“Andrò lontano a nascondere il mio volto. Distoglierò le mie orecchie. Andrò a curarmi la ferita, e un giorno rinascerò dalle mie ceneri.”
-“Ci vorrà molto più tempo di quanto pensi.”
-“Il tempo non ha importanza, solo la vita ha importanza. Ritroverò il mio tempio. Una pietra che mi aspetta per raccontarmi la sua storia.”
-“Parlerò con quelli di Ammon. Ora vai. E non sognare troppo, non sei ancora che all’inizio.”
Detto ciò va via, ed io torno nella mia stanza.
Da una piccola nicchia sul muro prendo uno scrigno d’avorio, e lo apro. Dentro, la chiave del tempio, il papiro recatomi dalla colomba e l’anello della donna alata. Me lo infilo al dito sorridendo. Bussano alla porta. Mi sfilo l’anello e lo depongo dopo un bacio, nello scrigno.
-“Avanti.”
Entra la Somma Sacerdotessa.
-“Tanyt il tuo compito in questo tempio è finito. Come da tuo desiderio, ti recherai oltre il mare. Lì sarai a casa.”
-“A casa! Qual è la mia casa? Può il mio cuore trovare rifugio? Dove andrà a nascondersi che non possa più sentire i suoi lamenti?”
-“Tu vacilli. Non hai forse un anello, e un messaggio dello sposo?”
-“Come fai a saperlo?”
-“Non posso dirtelo”
-“Mi stai nascondendo qualcosa che sono in diritto di sapere.”
-“ Quelle parole sono dello sposo, presto lo incontrerai.”
-“Allora sai tutto. Perché non lo porti subito a me?”
-“Tanyt, tu devi essere iniziata, non puoi trovarti impreparata.”
-“Ma farmi soffrire, ingannarmi, non è gioco crudele il vostro?”
-“La terra in cui andrai, racchiude in sé un gran mistero, l’ultimo. Quando vi giungerai, molte cose per te saranno svelate. Lì potrai purificarti, e quando sarai pronta ti sarà presentato lo sposo.”
-“Questa non è libertà! Avete già deciso tutto! E se mi opponessi al vostro volere?”
-“Il destino, non siamo noi a decidere.”
-“Che ne sarà di me? Cosa mi aspetta oltre il mare?”
-“Lì c’è una comunità che ti accoglierà, quale profetessa. Sono già stati informati dalle colombe. Basterà mostrare loro l’anello della sposa. Tu custodirai i nostri insegnamenti, illuminandoli. Qui presto il tempio sarà scempio dei profani e, di ciò che è, non resterà che una lontana voce. Dovrai tenere sempre accesa una fiammella, così che non possa mai scendere l’oscurità, e lo sposo possa ritrovarti. Nella terra in cui andrai sarai al sicuro. Memorifica che sei tutti noi!
Ci rivedremo presto, e allora se sotto la tua cenere cova ancora la fiammella, la voce della sposa si unirà a quella dello sposo.”
Detto ciò, se ne andò. Uno sposo mi è destinato. Chi è costui?
Sento la fitta sul cuore, dolore insopportabile. La notte mi avvolge.
Quando mi sveglio. Prendo un papiro, l’inchiostro e scrivo:

“Al cerbiatto.
La pace sia con te,
ma qui risuonano presagi di guerra.
Vorrei corressi in mia salvezza,
che non debba soccombere davanti a tanto orrore.
La tua colombella. Tanyt

Lo avvolgo e lo nascondo nella zampetta di una colomba. Stringo la piccolina, posandole un bacio sul becco.
-“Tanyt, dove sei? Cosa fai? Vieni qua?”
“Uffa!” penso “non si può stare un attimo in pace”. Lascio velocemente la colomba volare dalla finestra, e corro .
-“Arrivo subito!”
Scendo le scale e giungo in cortile. Sta lì, una sacerdotessa anziana, avvolta nel suo mantello porpora. Vedendola così parata, mi fermo a due passi da lei.
-“Quale evento importante è mai? Perché ha indossato il potere della sua anzianità?” penso sorpresa.
-“Ti dovresti vergognare” disse, “dai un cattivo esempio alle tue compagne. Se non fosse per tuo padre che ti ha raccomandato a questo tempio, molte farebbero in modo che tu ne fossi cacciata! Si può saper chi sei e che vuoi? Perché continui a sussurrare? Perché quello che ci hanno tramandato le nostre madri non è giusto?”
Sto con gli occhi bassi, non oso difendermi.
-“Parla! Dimmi la verità.”
-“Che cos’è la verità?”
-“Vedo che la tua lingua si è sciolta, ma continui ad essere insolente. Ti ho posto una domanda. Non ti è lecito rispondermi con un’altra.”
-”Se lei non sa cos’è la verità, come potrà discernere se dico il vero?”
-“Hai avuto un gran maestro. Perché sei giunta in questo tempio?”
-“Non è forse stando in ascolto silenzioso che si arriva alla conoscenza dei misteri?”
-“ Continui a rispondere con delle domande! Ma cosa sai tu di questi misteri, che a poche sono svelati?”
-“Sono qui per ascoltare il respiro della terra, e non m’importa se lei, ed altre come lei, non lo sanno riconoscere, perché mai potrete metterlo a tacere.”
Mi lancia uno sguardo duro, ma nello stesso tempo accenna ad un sorriso a fior di labbra. Gira su se stessa avvolgendosi nel suo lungo mantello.
-“Stai attenta alle spalle, c’è chi potrebbe colpirti. Io sono stata sincera, e ti ho voluto esprimere il malcontento di alcune fra noi. Le mie sono e resteranno parole, ma c’è chi vorrebbe mettere a tacere questa tua voce che reputi tanto preziosa, piccola presuntuosa!”
Detto ciò a bassa voce, si allontana lasciandomi a bocca aperta. Ma nulla mi importa. Ormai è deciso: avrei solcato il mare e lasciato questa terra sempre in preda a guerre fratricide. Tacere! Sempre tacere. Che schiavitù! La fitta si fa sentire sul mio cuore.
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tanit



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MessaggioInviato: Lun Mar 20, 2006 09:20 pm    Oggetto: intromissione Rispondi citando

Augh a rotella mancante e grande orecchie.
Rima baciata iniziato a scrivere romanzo nell'estate 1998.
Da allora scrive, corregge...e ancora non è soddisfatta.
Dopo incontro con i pof...lo trovo troppo serio...
Il primo capitolo che ho scritto si trova al centro del romanzo...e non è ancora postato...e non so...la carta di Elle dice pazienza...
Oggi sono stata sotto pietra "filosofale", uluru pant...
Ho scritto qualche appunto...ma non di questo romanzo...che comunque non è finito, nell' ultima versione....mentre in alcune versione fa, la fine c'era...
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tanit



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MessaggioInviato: Mar Mar 21, 2006 06:48 am    Oggetto: parte sesta Rispondi citando

Amici la quinta parte, non la posto...non posso...per ora solo questa...e poi non so se continuerò...ci sono correzioni da fare...anche in questo...ma vorrei dare da mangiare alla vostra impazienza.
Buona primavera Wink


Ai piedi delle scale ad aspettarmi l’israelita. Lui? Perché si trovava lì, insieme ai sacerdoti dalle tuniche bianche?.
-“Cosa fai da queste parti?” gli dico.
-“Ero qui di passaggio, e…”
Si avvicina un sacerdote e disse:
-“Le ile ha ella allah.”
Mi volto nella sua direzione.
-“Tanyt!” rispondo, “Dobbiamo andare prima del sorgere del sole. Qual è il motivo della presenza di voi sacerdoti bianchi, ora e qui?”
-“Sono Benamil. E’ stato il vostro sommo sacerdote a convocarci qui.”
Cosa ci fa lui, in tunica bianca, sacerdote fra i sacerdoti?
-“Signora, siamo qui per ascoltarti. Ma con nostro dispiacere, notiamo che siamo arrivati tardi,” aggiunge il sacerdote, che prima mi ha rivolto la parola.
Cosa posso dire? Ho parlato nel tempio, non posso rivolgere loro le stesse parole. Lui allora mi dice:
-“Bismillah. Non hai tu parole, da poter saziare le nostre orecchie avide di ascoltarti?.”
-“Cosa potrei dirvi fratelli? Ho versato nel tempio il profumo, acceso l’incenso, baciato la terra e deposto la pietra. Infine ho colmato delle mie lacrime la sacra coppa. Sto per recarmi in una terra in mezzo al mare d’occidente. Troppo il dolore e le urla dell’oriente. Il tempio sta per essere consegnato in mano ai profani, devo fuggire per porre in salvo la verità.”
-“Non andare via, resta ancora un po’ qui con noi. Donaci le parole che a loro non hai detto. Le parole che hai taciuto fra le lacrime”
-“Chi sei? Perché hai giocato con il mio cuore, perché mi lasciasti?. Perché mi hai voluto dare questo dolore?”
Mi prende le mani fra le sue, e si avvicina piano, cerca di posare un bacio sulle mie labbra. Ma mi volto.
-”Come pensi possa baciarti? Il mio cuore non è rivolto a te. Ora devo andare, mi stanno aspettando.”
Si avvicina il sommo sacerdote a confermare il mio detto.
-“Tanyt, ti stiamo aspettando. Gli asini sono carichi e le sacerdotesse pronte alla partenza. Non puoi più trattenerti è l’ora di mettersi in cammino.”
-“Mi congedo da questi amici, e vi raggiungo dietro al tempio.”
Inchina leggermente la testa e se n'andò.
-“Tornerai?”
-“La mia vita appartiene alla terra in cui mi recherò. E’ la terra magica da dove proviene l’asino che, un giorno ci portò, e il vino con cui c' inebriammo. Lei è la madre che mi ha protetto dai tuoi inganni. Non tornerò più qui, questo è stato per me, solo un luogo di passaggio. Il mio posto è là.”
Si avvicina allora il più anziano fra i sacerdoti.
-“Non hai forse signora qualche parola anche per noi?”
Mi volto e gli sorrisi. Esclama:
-“Oh! La gioconda visione!”
-“Ditemi, anziano, chi è costui che ama giocare con il cuore delle donne?”
-“Come? Mia signora? Tu, che tutto dovresti vedere, non sai!”
-“So che è un ingannatore, ma non voglio serbare lui rancore, visto che è giunto qui insieme a voi. ”
-“Egli è cugino di Salomone, il suo nome è Joschua.
Ma tu dolce signora, facci ascoltare il tuo nome.”
-“Tanyt, è oggi il mio nome”.
-“Perché siamo stati chiamati qui ad ascoltare la tua voce? Quale parola annunci?”
-”Un tempo istruì l’umanità alla dolce essenza dei sensi, quando la Sfinge regnava sulla terra del Nilo, e in Libano l’aria profumava di cedri. Ora, sono tornata per portare in occidente il mistero, che presto qui sarà dimenticato. Voi, sacerdoti bianchi, di quale parola siete figli?”
-“Siamo i sacerdoti nati dal padre Abramo, che attraversato il deserto, recò un messaggio tenuto al popolo segreto, di cui siamo i custodi. Ascoltava la voce divina, ma chi avrebbe creduto ad una donna? Il tutto è celato dietro la leggenda. Noi Essen vigiliamo sui rotoli dove, la sapienza dispiega il suo volto femminile. Rotoli consegnati dalla donna ad Abramo: ”
Una leggera pioggia ora solca il cielo.
-“Voi conoscete dunque la verità. Non è l’ora di farla conoscere al popolo, non è ancora pronto. Finché non imparerà a riconoscere nella donna la custode del mistero divino, ad onorarla e rispettarla quanto l’uomo, solo il Padre potrà essere il loro Dio, solo la voce del Padre sarà fatta loro ascoltare. La voce della madre tacerà, pur se nel silenzio sempre attenta e sveglia. Nell’arca dell’alleanza saranno custoditi i papiri segreti, dove è svelato l’essenza femminile della divinità.”
-“Fino a quando il popolo sarà tenuto nell’ignoranza? Fino a quando durerà il distacco di Padre e Madre?”
-“Voi sacerdoti bianchi, sarete sempre intimi al nostro cuore. Non temete, un giorno risorgeremo dalle nostre ceneri, Padre e Madre quale siamo, per annunciare al popolo la buona novella. Ora devo andare mi stanno aspettando.”
Abbraccio l’anziano, Joschua, tutti i sacerdoti lì presenti, e mi dirigo dietro al tempio.
Si avvicina allora un uomo a cavallo e dice:
-“Sono Sibelton, messo di Gerusalemme, ho una lettera di re Salomone per Tanyt.
-“Dimmi Sibelton, quali nuove da Gerusalemme?”
-“Il tempio costruito da Salomone, è costato molto al popolo d’Ysraele. La vita sontuosa che egli conduce sta suscitando l’invidia di chi già era nemico di Davide. C’è chi mormora che la voce di alcuni che si dicono profeti potrebbe alzarsi contro Salomone.”
-“Come sta reagendo Salomone?”
-“Egli non teme. Ciò che il signore dà, il Signore può togliere. Se il popolo vuole che egli si ritiri, lo farà.”
-“Grazie Benamil..”
-“Ascherà è grande, sia resa lode al suo nome.”
Detto ciò si inchina, risale sul cavallo e va via.
Srotolo il papiro e leggo.
-“Lettera di Salomone, re d’Ysraele, a Tanyt
Da quando mio padre re Davide strinse amicizia con Hiram di Sur, ogni benedizione è scesa sulla nostra terra. Ma non tutti sono stati felici di quest’alleanza. Alcuni padri gelosi della grazia divina ricevuta, vogliono scenda la vergogna sul tempio, che abbiamo fatto costruire. Vogliono che il Dio degli Eserciti prenda il posto alla Sapienza Divina. Il trono è minacciato. Non intendono onorare Astarte e ritengono abominio il culto lei insegnato. Dicono che le donne non devono entrare nel tempio, temono possa questi diventare luogo di prostituzione. Alcuni scribi, alleati con i nostri nemici, stanno scrivendo un libro, e se prenderanno il potere distruggeranno la biblioteca che Hiram ci ha donato. Dolce Tanyt, prepara il tuo popolo. Sento non avere la forza necessaria per lottare contro la loro invidia. Se vogliono il potere, che se lo prendano, io ho scelto la Sapienza, mi ritirerò. Ma se puoi aiutarmi, fallo. Se mi ritirassi in povertà, essi alzerebbero la voce contro Astarte, dicendo che lei non è Signora di niente e che il Dio degli Eserciti mi ha punito. Sono pronti a perpetuare l’anatema pronunciata da Mosè, non sanno quali terribili sventure ricadrebbero sulle loro teste. Mi dispiace non essere stato presente al Tempio della montagna, ma come puoi leggere, gli affari di stato mi provocano seri problemi. Non è semplice tenere le redini di un popolo incline all’invidia del giardino del vicino. Pensavo che costruendo il Tempio avremmo potuto vivere in pace con tutti. Ma nemmeno il Tempio riesce ad aprire i loro occhi. Non intendono alzare altari verso nessuna donna, solo l’uomo per loro può avere contati con il divino. La donna è una creatura impura. Ma tu sai quanto sono dolci i frutti del suo giardino. Scrivimi che possa gioire delle tue parole. Salomone re d’Ysraele, servo di Elohim e Ascherà.”
Ciò che leggo mi turba. Mi metto a correre verso un boschetto di querce non lontano da lì. Mi siedo su una pietra e ricomincio a piangere.
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sssss
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P.rimabaciata.OF
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MessaggioInviato: Mar Mar 21, 2006 12:10 pm    Oggetto: stele Rispondi citando

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Marco Bo
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MessaggioInviato: Mer Mar 22, 2006 05:32 pm    Oggetto: Rispondi citando

UH (?!??!!!)

Mi sono ingarbugliato. Perché matassa non dipani per intero?
Confused

Rotella mancante dire che rimabaciata dovere postare tutto.
<già è complicato che rotella mancare se poi mancare anche pezzi... cervello non girare per niente!>

Ho detto.

Mica fare preziosa con i tuoi amati lettori?
Volevi renderci partecipi? Noi ci siamo!!
Su, dolce Tanyt non farti pregare...
M. Very Happy

A me mi piace!!! Very Happy
Sdolcinato? No, non lo trovo sdolcinato...
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tanita
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MessaggioInviato: Mer Mar 22, 2006 07:51 pm    Oggetto: settima parte Rispondi citando

Caro Marco...sto facendo esperimento con tua rotella mancante...parte mancante...continua a mancare...suspence...vediamo se si capisce lo stesso...Ma pensi davvero che sia una brava narratrice? Non mi dilungo per niente...e quando leggo gli altri mi penso troppo veloce...troppo priva di particolari. E' più teatro, visto l'importanza dei dialoghi che romanzo...
La partizione che ho fatto, non fa parte del romanzo, è solo l'ordine in cui posto...buona lettura e se non capisci fammi capire cosa...devo leggere ora il tuo...
Laughing Laughing


Mi siedo su una pietra e ricomincio a piangere. Fra i singhiozzi, sento dei movimenti. Alzo lo sguardo: è l’uomo dalla tunica blu, che si muove accarezzando l’aria. Lo guardo rapita, ricordando quel giorno in cui fui presentata al tempio. Alzo le mani e le agito come allora. Non è molto lontano ora, e così. si avvicina. Riconosco il maestro scriba. Mi abbraccia accarezzandomi i capelli.
-“Tanyt non piangere.”
Lui allunga la mano sotto un albero lì vicino. E prende uno strano strumento di legno con delle corde, e inizia a suonare con una passione che mai avevo ascoltato. Le lacrime scorrono come fiumi dai miei occhi.
-“Perché piangi?”
-“Cosa ho fatto loro di male? Perché vogliono la mia morte? Perché mi odiano?”
-“Hanno occhi e non vedono, orecchie e non ascoltano. Hanno indurito il loro cuore. “
-“Ma io non ho mai parlato di guerra, ma di amore e fertilità. Nei templi portiamo in dono fiori, incenso, pane e vino.”
-“Dimentichi gli altari dove vengono sacrificati gli animali.”
-“Ricordo il sangue fatto scorrere. Gli animali servono a nutrire il popolo. Nella consacrazione si chiede permesso alla Grande Madre di decidere sulla vita di uno delle sue creature. Conoscendola buona, sanno che essa non rifiuterà il nutrimento ai suoi figli. Dopo il sacrificio si ringrazia. Dov’è il male in ciò? Forse sarebbe meglio uccidere gli animali senza rito? Con freddezza!”
-“Mi meravigli, cara mia Tanyt!.”
Mi metto a ridere.
-“Prima piangevi, ora ridi! Sei una pazza!”
-“Non lo so. Son piccolina io. Devo andare da Salomone. Voglio conoscere quest’uomo così pieno di sapienza.”
-“Sei davvero impazzita allora? Come affronteresti gli anziani del popolo? Non vedono di buon occhio la donna.”
-“Parlerò con i padri, ma se continuano ad ignorare la voce della donna, allontanerò per sempre da essi il mio volto.”
-“Non puoi nasconderti per sempre. Hai stretto un alleanza con il popolo d’Ysraele. Anche se distruggesse ogni altare innalzato sulle alture, non si puoi tradire la promessa fatta ad Abramo. La benedizione è scesa sui suoi figli, non puoi dimenticarlo.”
-“A volte la presunzione loro mi affligge così tanto che….meglio non ci pensi.”
-“Un giorno la giustizia, trionferà, non dobbiamo smettere di sperare ed usare misericordia.”
-“Sssss, non dirlo forte. Se sentissero sarebbero capaci di compiere le peggiori cattiverie.”
-”Allora sei pronta per andare a Gerusalemme?”
Sprofondo il mio sguardo nei suoi occhi azzurri.
-“Siamo sempre pronti.”
Posa le sue labbra sulle mie, e si allontana. Non riesco a muovermi. Lo guardo andare via, senza poterlo trattenere. Mi ha baciata!
Asciugo le ultime lacrime, mi alzo dalla pietra e vado dietro al tempio. Mi viene incontro un sacerdote
-“Sono Velbas. Starò al tuo fianco per proteggerti durante il viaggio verso Gerusalemme. Tutto ciò che vedi qui, è tuo. Coloro che hanno ascoltato la tua voce al tempio hanno voluto farti questi doni. Non sono qui presenti, ma hanno dato me questo papiro da consegnarti.”
Sono senza parole: si dispiegano davanti ai miei occhi, cammelli carichi di ogni spezie e ricchezza. Prendo il papiro, sempre più meravigliata, e lo srotolo
“Tanyt, il tuo pianto ha toccato i nostri cuori. Accetta questi doni. Speriamo ciò possa farti sorridere. Non vogliamo più vederti piangere, ma ballare fenicemente. I tuoi figli dispersi per il mondo.”
Sorrido mentre lacrime grosse come perle solcano il mio viso.
-“Allora non mi odiano! Mi amano.”
Le sacerdotesse sono sorprese da tanta ricchezza di doni giunti lì solo per me. Sento per un attimo la loro gelosia, e tutto l’amore che lì è giunto, non mi sembra che cenere, null’altro che cenere. Se la mia ricchezza suscita risentimento nelle mie care amiche sacerdotesse, a cosa mi serve essa? Mi sentoì desolata.
-“Tanyt” grida Velbas, “Come! Non sei felice? Non salti dalla gioia? Guarda quanti cammelli, vedrai che risate ti farai nello starci sopra.”
Mentre così dice gesticola tanto da farmi ridere.
-“Mi chiedo cosa stava pensando la tua mente da farti perdere il sorriso!?
-“Niente. Non lo so, ma a volte vorrei non essere.”
-“Non dovresti nemmeno pensarle certe cose. Siamo felici che tu esista, senza il tuo coraggio di svelare la verità, nessuno avrebbe mai visto tanta ricchezza. Credi che chiunque potrebbe essere ciò che sei?”
-“Chi lo sa! Io non sono niente.”
-“Questa è la più grande stupidaggine che la tua bocca possa dire.”
Si mette a ridere come un pazzo. Afferro una stoffa di seta vermiglia, dal carico di un cammello, mi metto a ballare e cantare, facendola volteggiare intorno a me.
-“Io non sono niente, niente, niente.”
Finché stanca mi siedo a terra. Mi guardano tutti a bocca aperta.
-“Andiamo, è l’ora di partire” .dissi, mentre mi alzavo da terra
-“Sei una pazza!” aggiunse Velbas
-“Qual è il mio cammello?”
Così parte la carovana verso Gerusalemme. Pensavo andarci a mani vuote e invece ci sto andando con un carico che solo una grande regina può possedere. Volevo arrivarci passando inosservata, ma ora ? Perché andare da Salomone? E così parata? Cosa avrebbero detto di ciò gli anziani del popolo? Che vergogna! Dovrò stare attenta ad ogni gesto o parola per non scandalizzarli. Ahimè! Perché mi sono cacciata in una tale avventura? Gerusalemme non è lontana, a tre giorni di cammino, ma io già mi sento stanca e senza forza.
Sono avvolta dalla notte. Quando apro gli occhi, sono in una tenda, in mezzo ad un oasi, in preda ad una forte febbre. Velbas entra nella mia tenda, visibilmente preoccupato.
-“Come stai Tanyt?”
-“Ho freddo portami altre coperte. Proprio ora dovevo star male.”
-“Riposati, vedrai che presto starai meglio.”
-“Non arriverò mai a Gerusalemme.”
-“Non dire così, è una semplice febbre. Ti faccio portare un bel infuso di erbe, così dormi tranquilla, sei troppo agitata.”
-“Mi sento debole, incapace di reagire, persino di pensare. Cosa mi sta succedendo? La forza mi sta abbandonando?”
-“Non temere: Salomone ti aspetta, insieme al popolo d’Ysraele, non puoi deluderli.”
Poco dopo, entra Melscica con una tazza di infuso caldo. Mi tocca la fronte, e dice sconvolta:
-“Ma sei bollente! Bevi questo, ti farà dormire.”
Non ho nemmeno più la forza di parlare. Dopo aver bevuto, crollo sul cuscino, abbandonandomi ad una notte, mai stata così oscura.
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biricchina
Ospite





MessaggioInviato: Mer Mar 22, 2006 08:27 pm    Oggetto: ottava parte Rispondi citando

Biricchina biricchina...ero alla finestra e ho visto correre danae verso il manoscritto...così ho pensato che non potevo lasciarla in pensiero per Tanit ammalata...così ecco ancora qualche riga...

Mi sveglio di soprassalto, ho avvertito la presenza di qualcuno nella stanza. Si apre il velo che copre il mio letto e entra l’uomo in blu, ridendo.
-“Cosa fai qui?”
-“Mi è giunta una colomba. Diceva che stavi male. Ho voluto accertarmi io stesso del tuo stato di salute.”
-“Ora sto meglio. Domani potrò proseguire la strada per Gerusalemme. Salomone mi aspetta.”
-“Si, lo so. Devo affidarti una missione. Arrivata a Gerusalemme, entra nel Santo dei Santi. Lì troverai l’arca dell’alleanza. Aprila e prendi i rotoli che lì sono celati. Non toccare altro.”
-“Ma che dici? Sei impazzito? Di quali rotoli parli?
-“Memorifica. Il rotolo affidato ad Abramo. Nessuno lo ha letto ancora. Dobbiamo portarlo in salvo, affinché nessuno vi metta mano.”
-“Perché?”
-“Non sai?:Ci sono giochi di potere più alti di quanto immagini. Hiram li affidò a Davide, perché a Gerusalemme, sarebbero stati al sicuro. Ma ora che gli anziani vogliono rompere l’alleanza, dobbiamo portarlo in salvo.”
-“Non capisco come Hiram abbia potuto avere i rotoli.”
-“Mosè…il guerriero dalle braccia alzate! Quanta distruzione per quelle mani nella terra di Canaan. Aveva preso l’arca dall’Egitto, e la stava portando con sé attraverso il deserto. Ma non poteva leggere il rotolo, sigillato in astuccio d’oro. L’Egitto lo aveva ereditato da Giuseppe. Una colomba giunse da noi, quando Mosè trafugò il tesoro. Così un giorno gli fu sottratto, senza che potesse accorgersene.”
-“Ma perché dai tutta questa importanza al rotolo?”
-“Fai finta di non sapere? In esso è racchiuso ciò che scrisse la Donna. Pochi sanno del rotolo. Una sacerdotessa ne era la custode. Fu lei ad affidarlo ad Abramo. Quando Mosè pensò che il rotolo non era più al sicuro in Egitto, decise di formare un popolo ed eleggere questo a protezione dell’arca santa. Fu così che Ysraele ebbe la custodia del rotolo. Quando sorsero agitazioni fra il popolo d’Israele, Hiram, fece in modo che uscisse dall’arca, per proteggerlo. Davide ristabilì il regno, e Hiram lo affidò nuovamente a Israele. Ora lì non è più al sicuro, e devi essere tu a sottrarlo dall’arca.”
-“Ma come farò?”
-“Ysis ti protegge. Il rotolo è benedetto, chi lo prende, se nel giusto, non viene mai scoperto. Non è mai soggetto a furto, chi lo detiene è perché giusta è la sua custodia.”
-“Una volta che avrò il rotolo in mano, che devo fare? Lasciare Gerusalemme? E che penserà Salomone della mia fuga?”
-“Questi sono dettagli, non pensarci. Il rotolo è molto prezioso”
-“Perché dovrei obbedirti?”
-“Tanyt, sei proprio una tigre che ruggisce. Ancora non hai capito?
Il rotolo segue la strada che deve seguire. Svegliati. Non sei stata tu a parlare ai sacerdoti del padre, e alle sacerdotesse della madre, nel tempio sulla montagna? Ti sei dimenticata tutto? La febbre ti ha fatto questo strano effetto?”
-“Lasciami in pace, vattene. Avevo detto che non volevo vedere nessuno. Chi ti ha fatto entrare e perché?”
-“Tanyt, memorifica, e vai a Gerusalemme. Dopo che lo prenderai, andrai al porto di Sur, lì ti aspetta una barca, che ti porterà nella terra in mezzo al mare.”
-“Non voglio. La dovete smettere di riempirmi la testa di fantasie. Mi chiamo Tanyt e sono sacerdotessa di Astante. Sto andando a Gerusalemme con la dote donatomi da mio padre per sposare l’uomo che egli ha deciso per me. Non ho altra missione.”
-“Sei la solita selvaggia, non accetti regole. Anche se mi dovresti obbedienza, in base al grado cui dici di appartenere. Non ti impongo nulla. Ma vedrai che Ysis vuole, non potrai fare nulla contro il suo volere, perché sarà il tuo stesso volere.”
Detto ciò, sparisce.
Mi riaddormento, come se nulla fosse successo
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Danae



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MessaggioInviato: Gio Mar 23, 2006 12:35 pm    Oggetto: Rispondi citando

ahahaha grazie tanit!!!! Very Happy Very Happy Very Happy Laughing purtroppo ieri non ho fatto in tempo a vedere questo ultimo post e sono andata a letto con l'apprensione per la povera tanit ammalata!!! grazie per aver deciso di andare avanti!
la tua lettrice fedelissima
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